"Lavoreremo per costruire canali istituzionali stabili con assessori, consiglieri e agenzie regionali per una costante interlocuzione sulle politiche agricole"
L'Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) di Cia Umbria ha rinnovato le cariche
Virginia Ruspolini è la nuova presidente di AGIA CIA Umbria. L'elezione è avvenuta mercoledì 28 gennaio 2026 nel corso dell'assemblea regionale dell'Associazione dei Giovani Imprenditori Agricoli di CIA Agricoltori Italiani dell'Umbria, riunita per il rinnovo delle cariche e per il confronto sulle prospettive dell'agricoltura regionale.
Imprenditrice agricola di prima generazione, Ruspolini guiderà AGIA Umbria con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dei giovani nelle scelte politiche regionali, promuovendo un'agricoltura capace di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione e redditività. Al centro del mandato, la necessità di superare le difficoltà che oggi limitano l'ingresso e la permanenza dei giovani nel settore: accesso alla terra e al credito, burocrazia complessa, costi di avviamento elevati e bisogno di competenze tecniche e manageriali adeguate ai mercati attuali.
Come spiega: "I giovani sotto i 40 anni rappresentano una parte esigua degli imprenditori agricoli in Italia e nella nostra regione, con un'età media molto alta tra i titolari d'impresa e poche aperture reali di nuove aziende. I giovani agricoltori non devono essere solo destinatari di misure, ma protagonisti delle politiche agricole regionali".
Tra le priorità indicate dalla nuova presidente: un dialogo strutturato e continuo con le istituzioni regionali. "Sarebbe opportuno – spiega Virginia – che nella definizione delle politiche regionali si interloquisse in maniera strutturata con i giovani imprenditori per costruire insieme a chi opera una partecipazione attiva ai tavoli di progettazione delle politiche agricole, ai programmi di accompagnamento per i giovani nei primi anni di attività, agli incentivi all'innovazione e alla sostenibilità, ai percorsi di formazione e mentoring e agli strumenti che facilitino l'accesso a terra e capitale. In questo senso saremo felici di poter collaborare in maniera propositiva con le istituzioni locali e regionali".
Il commento e gli auguri di Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Italiani dell'Umbria: "Un ringraziamento e un plauso al lavoro fatto da AGIA in questi anni e le mie congratulazioni a Virginia Ruspolini. La sua è una storia personale e professionale che evidenzia e tocca molti dei temi centrali dell'agricoltura europea di oggi. Giovane imprenditrice agricola di prima generazione che ha fatto una scelta personale e imprenditoriale in direzione della terra, acquistando terreni e mezzi, anche grazie ai fondi PSR. Un esempio concreto di come se si lavora con politiche regionali di supporto, l'attività agricola può essere attrattiva e coinvolgere i giovani, garantendo ai nostri territori una serie di positività multiple. Presidio, apporto innovativo, ricambio generazionale, visione contemporanea, lavoro e sviluppo sostenibile.
Oggi quella di Virginia è un'azienda dinamica che non si limita alla produzione primaria, ma realizza anche la trasformazione e la vendita diretta. Incide nel proprio territorio e si pone come presidio e modello anche per altri giovani che vogliono investire".
Virginia Ruspolini è titolare dell'azienda agricola biologica Apincampo, nata nel 2020 nella Media Valle del Tevere, nei comuni di Marsciano, Fratta Todina e San Venanzo. Un'esperienza imprenditoriale "fuori contesto" rispetto ai modelli intensivi prevalenti, fondata sulla diversificazione produttiva, sull'apicoltura, sui grani antichi, sulle leguminose e sulla trasformazione aziendale, con un forte legame con il territorio e con i temi della biodiversità e della tutela ambientale. "Le aziende agricole nelle aree rurali svolgono un ruolo che va oltre la produzione di cibo: sono presidi sociali, strumenti di tutela del paesaggio e argini contro lo spopolamento. Dare forza ai giovani significa dare prospettiva all'agricoltura umbra e ai nostri territori. Nella mia scelta verso l'agricoltura – conclude Ruspolini – ha inciso il sostegno dei fondi PSR. Questo significa che quando si mettono in campo strumenti pubblici e politiche agricole regionali attente e con una visione si riesce ad incidere e incentivare iniziative. Certo non è sempre abbastanza, ma si può lavorare in questa direzione anche con le prossime Misure". AGIA CIA Umbria rappresenta i giovani imprenditori agricoli della regione, promuovendo partecipazione, formazione e rappresentanza, con l'obiettivo di costruire un'agricoltura giovane, competitiva e con prospettive reali per il futuro.
Giorgio Vicario
Ufficio stampa
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Il valore dell'agricoltura europea e le ragioni della presenza a Bruxelles il 18 dicembre
Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Italiani Umbria: "Crescente distanza tra il valore culturale attribuito al cibo e la sostenibilità economica delle imprese agricole che lo producono. Bisogna intervenire con proposte di medio-lungo periodo"
"In questo quadro, il tema del giusto prezzo riconosciuto all'impresa agricola assume un ruolo centrale. Per queste ragioni, il 18 dicembre ho partecipato a Bruxelles, insieme a una delegazione della CIA composta da circa 200 agricoltori, a un momento di mobilitazione e confronto volto a richiamare l'attenzione delle istituzioni europee su queste istanze"
Il sistema agroalimentare europeo sta attraversando una fase complessa, caratterizzata da trasformazioni profonde e da una crescente distanza tra il valore culturale attribuito al cibo e la sostenibilità economica delle imprese agricole che lo producono. Negli stessi giorni in cui la cucina italiana viene giustamente riconosciuta come patrimonio immateriale dell'UNESCO, in diversi Paesi europei gli agricoltori manifestano un disagio che non può essere sottovalutato. Si tratta di segnali che meritano attenzione e ascolto, perché pongono al centro una questione strutturale: il rapporto tra transizione, mercato e redditività agricola. La cucina, come espressione culturale,
rappresenta l'esito finale di un processo lungo e articolato che inizia dal suolo, dal lavoro quotidiano di chi coltiva e alleva, dalla capacità di investire, innovare e gestire il rischio d'impresa.
La tenuta di questo primo anello della filiera è una condizione essenziale per la qualità, la sicurezza e la sostenibilità dell'intero sistema alimentare.
Le difficoltà che oggi attraversano molte aziende agricole non derivano da una resistenza al cambiamento. Al contrario, il settore primario è da tempo impegnato in un percorso di innovazione tecnologica, ambientale e organizzativa. Tuttavia, tale percorso risulta sempre più oneroso se non accompagnato da un adeguato riconoscimento economico del valore prodotto. I dati demografici confermano la portata della sfida con un'elevata età media degli imprenditori agricoli ed una limitata presenza di giovani indicano una criticità strutturale che richiede risposte di medio-lungo periodo. La capacità di attrarre nuove generazioni dipende in modo diretto dalla sostenibilità economica delle imprese e dalla prospettiva di redditività. In questo contesto, l'innovazione a partire dalla digitalizzazione alle nuove tecniche produttive, fino alla ricerca varietale rappresentano uno strumento fondamentale, ma non può essere considerata una soluzione autonoma. Senza un riequilibrio del valore lungo la filiera e senza un'adeguata remunerazione dell'attività agricola, il rischio è quello di aggravare ulteriormente le fragilità esistenti. La posizione che come rappresentanza agricola intendiamo portare nel dibattito europeo è orientata alla responsabilità e alla costruzione di soluzioni che sostengano la transizione ambientale, riconoscendo al contempo la necessità che essa sia anche economicamente sostenibile e socialmente equa. In questo quadro, il tema del giusto prezzo riconosciuto all'impresa agricola assume un ruolo centrale. Per queste ragioni, il 18 dicembre ho partecipato a Bruxelles, insieme a una delegazione della CIA composta da circa 200 agricoltori, a un momento di mobilitazione e confronto volto a richiamare l'attenzione delle istituzioni europee su queste istanze. L'obiettivo è contribuire in modo costruttivo a un dialogo che consenta di rafforzare il futuro dell'agricoltura europea, tutelando il lavoro, i territori e la qualità delle produzioni. La sfida che abbiamo di fronte non è opporre tradizione e innovazione, ma costruire un modello capace di tenere insieme competitività, sostenibilità e coesione sociale. È in questa direzione che intendiamo orientare il nostro impegno.
Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Italiani Umbria
Iniziamo l'anno con una nuova alleanza. Matteo Bartolini anticipa filosofia e struttura di MedEATerranea
Da troppo tempo il mondo agricolo vive dentro un grande equivoco, convinto che per affrontare problemi, profondamente strutturali, basti solamente creare nuove sigle, nuovi bandi, nuovi progetti. Strati su strati di iniziative che raramente ricompongono il quadro complessivo, lasciandoci spesso con la sensazione di muoverci senza una direzione condivisa.
Eppure la crisi dell'agricoltura umbra non nasce da una mancanza di competenze, né di vocazioni, né tantomeno di qualità. È una crisi di relazioni economiche, di equilibrio lungo la filiera, di riconoscimento del valore reale del lavoro agricolo.
È da questa consapevolezza che prende forma l'idea di CIA Agricoltori Italiani dell'Umbria. Non come l'ennesimo contenitore, ma come una nuova e più strutturata alleanza.
Un'alleanza tra chi produce e chi trasforma, tra chi distribuisce e chi finanzia, tra chi governa i territori e chi, come i cittadini, li abita ogni giorno. Un'alleanza che rimetta al centro il cibo non come merce indistinta, ma come espressione viva di territori, comunità, culture e lavoro. Un vero ecosistema, dalla terra al piatto, attraverso un patto di trasparenza tra tutti gli attori dalla comunità umbra nel rispetto e nella valorizzazione dell' ambiente nel quale essi vivono.
Negli ultimi anni la politica ha chiesto agli agricoltori di essere tutto, da imprenditori a custodi dell'ambiente, da presidio sociale dei territori a garanti della sicurezza alimentare, da protagonisti della transizione ecologica e digitale fino ad essere un attrattore di nuove generazioni. Ma poi li ha lasciati soli davanti a mercati instabili, filiere sbilanciate, una competizione che premia la quantità più del valore.
Questo modello non regge più, specie in Umbria, né sul piano economico, né su quello sociale.
Il nostro progetto nasce quindi per un obiettivo semplice e radicale: ricostruire valore dove oggi si disperde. Puntiamo quindi al valore economico, innanzitutto, perché senza reddito non c'è futuro per nessuna azienda agricola. Ma anche valore sociale, culturale e ambientale perché in un ecosistema il cibo è uno dei pochi luoghi in cui economia, ambiente e comunità possono ancora incontrarsi.
Non vogliamo sostituirci alle imprese, né parlare al loro posto. Vogliamo essere facilitatori e creare le condizioni affinché gli aderenti al progetto possano stare sul mercato con più forza, negoziare con più dignità, costruire filiere più giuste e trasparenti.
Per questo MedEATerranea è una piattaforma che nasce aperta a tutti.
Aperta alle aziende agricole che vogliono uscire dall'isolamento.
Aperta alle imprese di trasformazione che cercano collaborazione, stabilità e
qualità autentica.
Aperta alla distribuzione che vuole superare il marketing e costruire filiere credibili.
Aperta alla finanza che vuole investire nell'economia reale, misurabile, radicata
nei territori.
Aperta alle istituzioni che cercano soggetti capaci di trasformare le politiche in
progetti concreti per la rigenerazione delle aree rurali e dei piccoli comuni.
Aperta ai cittadini che hanno a cura la propria salute e quella del territorio umbro.
Crediamo che la sfida non sia produrre di più, ma produrre meglio e distribuire meglio il valore. Che la sostenibilità non sia uno slogan, ma un equilibrio tra reddito, ambiente e comunità. Che l'innovazione non coincida solo con la tecnologia, ma soprattutto con nuovi modelli organizzativi e nuove relazioni di filiera.
Il progetto nasce con un'ambizione chiara di non difendere il passato, ma di rendere possibile un futuro in cui fare agricoltura torni a essere una scelta economicamente sensata, socialmente riconosciuta e culturalmente rispettata.
A chi ci chiede: "A cosa serve un ulteriore soggetto economico?", rispondiamo senza esitazione che serve a ricucire ciò che si è frammentato.
Serve a dare forma a un'economia del cibo che non lasci indietro nessuno nè dal lato produttivo ma nemmeno dal lato dei consumatori.
Questo progetto serve a dimostrare che un altro modo di organizzare le filiere non solo è necessario, ma è possibile se vogliamo mantenere in vita le aree rurali. Chiudo questo editoriale con questa riflessione. Quest'anno ricorre l'ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco e nel ricordarlo voglio celebrare una sua frase celebre che recita: "Comincia col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso ti sorprenderai a fare l'impossibile."
È esattamente lo spirito con cui nasce MedEATerranea.
Fare ciò che è necessario per ricostruire valore lungo la filiera.
Fare ciò che è possibile per unire competenze, imprese, amministrazioni, cittadini,
territori. E poi, insieme, rendere possibile ciò che oggi sembra impossibile costruendo
un'economia del cibo più giusta, più equilibrata, più umana.
Per questo la nostra non è una semplice chiamata all'adesione ma, se vogliamo trasformare un semplice augurio di anno nuovo in un'azione reale, la mia è una chiamata alla partecipazione.
Perché il futuro dell'agricoltura non si attende ma si costruisce consapevolmente. E si costruisce insieme e lo faremo andando nei territori per illustrare meglio l'idea progettuale.
Matteo Bartolini
Presidente Cia Agricoltori italiani dell'Umbria


