L'azienda, associata Cia Umbria, è una delle eccellenze regionali che meglio rappresenta la multifunzionalità delle imprese agricole. Oltre all'attività produttiva, la famiglia Bittarelli infatti ha un agriturismo con cucina, una fattoria didattica, un punto vendita molto articolato e la trasformazione interna di prodotti aziendali di grande qualità
Extracuoca è il concorso nazionale che premia il talento delle donne per l'olio extra vergine
Patrizia Marcelli, agricuoca dell'azienda agricola Bittarelli di Castiglione del Lago, si è aggiudicata il primo premio nella categoria primi piatti della V edizione di Extra Cuoca – Il talento delle donne per l'olio extra vergine, il concorso nazionale promosso dal Comitato di Coordinamento del Premio Ercole Olivario, dall'Associazione Nazionale Donne dell'Olio APS e da Lady Chef. L'azienda con agriristorante di Castiglione del Lago, associata Cia Umbria, è una delle eccellenze regionali che meglio rappresenta la multifunzionalità delle imprese agricole.
Oltre all'attività produttiva, la famiglia Bittarelli infatti ha un agriturismo con cucina, una fattoria didattica, un punto vendita molto articolato e la trasformazione interna di prodotti aziendali di grande qualità.
Il Concorso nazionale premia il valore delle donne e dell'olio eccellente.
Nato nel 2021, Extracuoca è un progetto originale promosso dall'Associazione Nazionale Donne dell'Olio, dall'Ercole Olivario, storico concorso oleario celebre nel mondo, e da Lady Chef, dipartimento femminile FIC (Federazione Italiana Cuochi).
La professionista umbra ha conquistato la giuria con Il Trasimeno nel piatto, realizzato utilizzando l'olio Frantoio Batta DOP Umbria Colli del Trasimeno. La sfida finale si è svolta nella mattinata del 2 dicembre presso l'Università dei Sapori di Perugia, dove 28 finaliste hanno preparato le loro ricette davanti ai commissari di cucina Giancarlo Passeri e Giuseppina Mariotti.
Il piatto presentato da Patrizia è stato la crema di Fagiolina del Trasimeno con filetto di Persico del lago, crema di zucca, salsa di melagrana e corallo al prezzemolo.
A svelare le vincitrici per le diverse categorie è stato Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio dell'Umbria e del Comitato di coordinamento dell'Ercole Olivario. Come ha spiegato: "Questa appassionante competizione, così partecipata e sentita, non è finalizzata soltanto a premiare dei piatti, ma è volta a celebrare un'idea vincente, quella che l'olio non sia un semplice ingrediente, ma un racconto di territorio. La Camera di Commercio dell'Umbria sostiene con convinzione questo progetto, perché consapevole del fatto che la competitività dei nostri territori passa dalla qualità delle filiere e anche dal riconoscimento del ruolo delle donne nella cucina professionale".
Il concorso non si configura solo come competizione culinaria, ma rappresenta per le partecipanti un importante momento formativo sull'olio extravergine e sui territori di provenienza. Come ha spiegato Patrizia Marcelli: "Sono molto contenta del premio, un riconoscimento dopo tanti anni di lavoro, in un percorso dalla terra ai fornelli che mi rende orgogliosa. Sono la prima umbra a vincere questo concorso, un altro motivo di felicità e spero di stimolo per altre agricuoche".
Il ristorante all'interno della azienda agricola Bittarelli a Castiglione del Lago propone piatti con ingerdienti naturali coltivati in azienda, proposte fortemente radicate nella tradizione umbra con piatti che variano di settimana in settimana in base alle disponibilità dei prodotti che coltivano.
Come spiegano da CIA Agricoltori Italiani dell'Umbria: "Si tratta di un riconoscimento molto apprezzato, un premio al lavoro e alla qualità delle nostre aziende agricole".
Diversità agricola: un linguaggio condiviso. Il commento di Matteo Bartolini, presidente Cia Umbria
Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Italiani dell'Umbria: "Il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Immateriale dell'UNESCO è un segnale importante, non tanto perché consacra ciò che già conosciamo. È importante perché ci ricorda che la nostra identità alimentare è un cantiere aperto. La cucina italiana non nasce per conservazione, ma per evoluzione: è figlia dei paesaggi, dei suoli, dei saperi che attraversano i secoli e delle relazioni economiche che li sostengono. Se oggi il mondo ci attribuisce questo valore, è perché l'Italia ha saputo trasformare la diversità agricola in un linguaggio condiviso. Ogni prodotto, ogni piatto, ogni tecnica racconta un pezzo di Paese che include la pazienza degli agricoltori che custodiscono varietà fragili, la capacità delle comunità di rigenerare il territorio, la creatività delle imprese che
traducono tradizione in opportunità.
Questo riconoscimento però impegna tutti noi italiani. Perché senza un'agricoltura forte, senza filiere che remunerano chi produce e valorizzano chi trasforma, senza un legame vero con la terra, la cucina italiana rischia di diventare un'immagine da cartolina. Non basta celebrare le ricette in tv dobbiamo sostenere gli ecosistemi che le rendono possibili, investire nella qualità ambientale dei territori, difendere il valore del lavoro rurale, aprire spazi a nuove forme di economia del cibo.
Questa nomina può offrirci l'occasione di ripensare il rapporto tra cultura e agricoltura, tra identità e innovazione, tra tradizione e futuro. Se sapremo farlo, questo patrimonio non sarà solo italiano, ma davvero universale offrendo un esempio di come un Paese può generare valore partendo dalla terra e restituendolo alle comunità che la abitano".
Un risultato importante che valorizza ciò che rende il nostro Paese unico: la cultura del cibo come gesto quotidiano, rito collettivo e identità condivisa.
Ora a noi tutti – spiegano da CIA Umbria - il compito di non banalizzare il riconoscimento con trovate di marketing vuote, ma di dargli sostanza riconoscendo e sostenendo il valore dei diversi territori!
Filiere, tutela della biodiversità, trasparenza nei confronti dei consumatori e delle comunità.
Come agricoltori e allevatori siamo felici e consapevoli. Felici per il riconoscimento ottenuto e consapevoli del lavoro quotidiano (duro) che c'è dietro per portare in tavola cibo sano e autentico.
C'è il rischio che il riconoscimento venga frainteso, strumentalizzato, banalizzato per farne solo una serie di spot e pubblicità.
La chiave della valorizzazione sta nella direzione opposta alla banalità.
Quella che è stata chiamata "cucina italiana" nel dossier è la natura di un insieme di pratiche tradizionali che includono storia, persone e territori.
Si evince che rapporto degli italiani con il cibo ciò che ha sempre contato più di ogni altra cosa è il prodotto, l'ingrediente. Una predilezione per i prodotti da consumare nella loro varietà territoriale.
Con l'iscrizione nella lista del Patrimonio Immateriale dell'Umanità, la Cucina Italiana acquisisce una visibilità globale che può valorizzare tutta la filiera agroalimentare: dai campi alle tavole, dalle piccole produzioni artigianali ai prodotti certificati, fino all'accoglienza turistica. Il riconoscimento dovrà servire per rafforzare politiche agricole sostenibili, difendere l'autenticità delle nostre produzioni, promuovere filiere corte attente alla qualità ai territori e alle comunità. Viva il Bel Paese e viva la cucina italiana.
Graziano Sampaolo, titolare dell'azienda, e il suo staff premiati Roma, giovedì 20 novembre, nel corso del VII Forum nazionale dell'Agroecologia
Il progetto, promosso in collaborazione con Cia Umbria e altri partner, produce ortaggi biologici promuovendo l'inclusione sociale e il reinserimento di persone fragili, coniugando il valore della terra e della solidarietà
Agroecologia per il benessere di persone e ambiente. È stato premiato a Roma nel corso del VII Forum nazionale dell'Agroecologia, promosso da Legambiente, il progetto Bubo Social Farm di Nocera Umbra, realizzato in collaborazione con Cia Umbria.
Un riconoscimento molto importante al lavoro che persone e imprese, agricole in questo caso, fanno sui territori per contribuire in maniera fattiva al benessere collettivo e alla salvaguardia di suolo e biodiversità
L'iniziativa è nata dalla volontà dell'educatore/agricoltore Graziano Sampaolo, che con la sua azienda agricola a Nocera Umbra, ha dato vita ad un'Associazione Temporanea di Scopo (ATS) che unisce diverse realtà istituzionali, agricole e sociali del territorio umbro. Il progetto dell'azienda agricola Graziano Sampaolo di Nocera Umbra, "Bubo Social Farm – Incontrarsi lungo il cammino". Finanziato grazie alla misura 16.9 del PSR per l'Umbria 2014/2020 in agricoltura sociale, nasce per favorire la piena consapevolezza e autonomia dei ragazzi con problemi psichiatrici.
Come spiega Graziano: "Sviluppiamo percorsi di ortoterapia e attività a contatto con gli animali volti all'integrazione e inclusione sociale. Attraverso percorsi riabilitativi prevalentemente outdoor, con il supporto di professionisti qualificati e gli stakeholders territoriali aderenti, in un'ottica di rete e di welfare diffuso, i soggetti coinvolti (anche in collaborazione con l'Usl Umbria 2) sviluppano le proprie caratteristiche individuali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo personalizzati".
L'Azienda coltiva ortaggi biologici, produce uova ed essicca i propri prodotti con metodi sostenibili. I prodotti vengono venduti direttamente nel loro punto vendita e nei mercati locali, come il Mercato dell'Arco Etrusco di Perugia.
Si tratta di un progetto che unisce agricoltura, innovazione e sostenibilità, con particolare attenzione alle pratiche agroecologiche. Come spiega Mattero Bartolini, presidente Cia Umbria: "Acquistare queste prodotti vuol dire finanziare un'agricoltura che non guarda solo al guadagno, ma pone la dignità dell'individuo e il valore dell'intero insieme sociale al centro del proprio operato. L'agricoltura sociale, soprattutto nelle aree interne, può rappresentare una risposta concreta per contrastare lo spopolamento e ridare vitalità ai territori, creando opportunità di lavoro e di inclusione per le fasce più fragili della popolazione".
L'agroecologia è un' insieme di azioni e tecniche che mirano a integrare la produzione agricola con la conservazione ambientale e il benessere sociale. Adotta un approccio olistico, considerando i legami tra agricoltura, ecologia, economia e società, con l'obiettivo di aumentare la biodiversità, ripristinare il suolo e garantire l'accesso a cibo sano e nutriente.
Il Forum di Legambiente, appuntamento nazionale di rilievo, che coinvolge soggetti istituzionali italiani e le Istituzioni europee, rappresenta un'occasione di confronto con esperti, associazioni agricole ed esponenti politici e istituzionali, a partire dalla lettura dei dati del nuovo Report.
Come si legge nella descrizione dell'evento, questa e altre realtà territoriali rappresentano i passi significativi verso un sistema agroalimentare capace di affrontare le sfide globali attraverso soluzioni innovative e sostenibili. Sono a tutti gli effetti azioni concrete di adattamento e resilienza, necessarie per garantire la sicurezza alimentare e la salvaguardia degli ecosistemi e delle società.
Giorgio Vicario
Mg2 comunicazione
Ufficio stampa Cia Umbria | 349 2903197


