Bartolini: "Pensare a una safety net per le produzioni alimentari invendute"
Perugia - Ancora un grido d'aiuto dall'agricoltura umbra, che segna un bilancio post Pasqua disastroso per molti settori. Molte le segnalazioni arrivate a Cia Umbria da imprenditori agricoli che vivono difficoltà pesanti sotto vari aspetti. Tra i settori più critici in questa fase emergenziale, causata dell'epidemia da Covid-19, ci sono i produttori di latte ovino, gli allevatori di agnelli, i florovivaisti e i titolari degli agriturismi umbri.
Mancato ritiro latte ovino
I produttori di latte ovino segnalano il mancato ritiro da parte dei caseifici, molti dei quali hanno cessato o ridotto pesantemente l'acquisto della materia prima per la produzione dei formaggi. Il mancato ritiro del latte ovino è la conseguenza della diminuzione della richiesta di formaggi sul mercato, vista lo stop del settore Horeca, in primis i ristoranti. Il prodotto resta nei caseifici e non si vende. Di conseguenza, niente più ritiro del latte. E le poche aziende che ancora riescono a vendere, devono sottostare a un prezzo mortificante, crollato a 0,60 centesimi al litro (1,20 euro prima della pandemia).
Agnelli invenduti
Una Pasqua col segno meno anche per gli allevatori di agnelli e capretti. Le misure restrittive adottate per fronteggiare il Coronavirus hanno causato il calo drastico della domanda, a cominciare da ristoranti e agriturismi chiusi. Anche i macellai hanno ridotto gli acquisti per evitare perdite economiche dovute ad una limitata clientela in circolazione. In Umbria il calo è stato del 35% rispetto alla Pasqua 2019, in linea con il dato nazionale. Un problema che non è stato possibile risolvere neanche con la consegna a domicilio, essendo un prodotto ad alta deteriorabilità. In calo anche il prezzo, ridotto quasi del 50% rispetto allo scorso anno (da €4,50 al chilo di un anno fa a €2,50 di oggi), senza considerare che per proporre al consumatore finale il prodotto a basso costo, moltissimi agnelli venduti sul mercato regionale e nazionale, sono di origine ungherese e rumena. Inoltre, gli agnelli che restano in capo all'allevatore rappresentano una spesa insostenibile, soprattutto se maschi, perché non possono essere destinati alla produzione di latte.
Florovivaismo: al macero montagne di fiori e piante
Una Pasqua senza fiori, né piante. Non solo il settore è stato riaperto con un mese di ritardo rispetto ad altre attività, perdendo marzo, periodo cruciale per la manutenzione di giardini e terrazzi, ma si continua a vivere una situazione pesante in quanto resta ad oggi fermo un intero indotto di clienti: niente celebrazioni religiose (comunioni, cresime, matrimoni), niente visite ad amici e parenti a cui portare in dono una pianta o un mazzo di fiori. Risultato, una montagna di fiori gettati al macero. Si pensi anche a quei vivai che, per gli hobbisti (agricoltori senza Partita Iva) avevano preparato le piantine per l'orto, poco distanti da casa, che però non potevano coltivare. É fresca la notizia secondo cui nella conversione in legge del decreto "Cura Italia" sarebbe finalmente prevista la possibilità agli hobbisti di raggiungere i propri terreni, anche al di fuori del Comune di residenza, al fine di provvedere sia alla cura che alla pulizia di tutti i terreni.
Agriturismi: una Pasqua da dimenticare
La perdita nel settore agrituristico è del 100%. Zero turisti, zero prenotazioni, zero incassi. I titolari delle strutture ricettive della campagna umbra hanno dovuto salutare con tristezza l'abitudine consolidata per molti vacanzieri di trascorrere Pasqua e Pasquetta in campagna, assaporando i prodotti locali e la bellezza del paesaggio. Solitamente, la Pasqua rappresentava l'apertura ufficiale della stagione turistica, che continuava poi con la ricorrenza del 25 aprile e del 1° maggio. Ma anche per quella data, non ci sarà nessuna ripresa.
SOS manodopera nei campi agricoli
La Pasqua dava ufficialmente inizio a tutto un periodo di lavoro nei campi, che oggi rischia di saltare per la mancanza di manodopera, soprattutto nel settore del tabacco e della raccolta degli ortaggi estivi. Le misure restrittive impongono la quarantena domestica a chiunque non sia un lavoratore con Partita Iva o un dipendente. Molti operai, in questo periodo, arrivavano dalla Romania per una sola stagione di lavoro e poi ripartire. Oggi, questo non sarà consentito e, anche se sono diverse le iniziative in campo per tentare di trovare manodopera italiana sfruttando l'allarme disoccupazione nazionale, il problema è e rimane soprattutto culturale. I nostri agricoltori faticano a trovare manodopera italiana perché il lavoro agricolo è ancora considerato una mansione squalificante e poco gratificante a livello sociale.

"Questa emergenza economica - conclude il Presidente Cia Umbria Matteo Bartolini - deve essere affrontata con la giusta sensibilità: facciamo un appello affinché si sospendano al più presto le imposte locali, in primis Imu e Tari. Per gli agriturismi, soprattutto, il ragionamento è semplice: se non avranno presenze turistiche, non produrranno rifiuti, per cui risulterebbe iniqua la Tari. Per quanto riguarda gli agnelli invenduti, come Cia Umbria lancio un appello alla grande distribuzione, affinché si scelga di acquistare dalle aziende umbre. Si deve evitare l'abbattimento di questi animali e trovare al più presto una modalità di ritiro e consumo della carne di agnello invenduta, pensando di destinarla alle strutture sanitarie pubbliche, all'industria dell'alimentazione infantile o al pet food. Dobbiamo pensare a una rete di sicurezza, una safety net, per quelle produzioni alimentari che restano invendute in questa drammatica fase".

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Emanuela De Pinto
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Tel. 340.9200423

Cia Umbria propone la spesa dai produttori locali attraverso un nuovo portale e, grazie agli Agrichef del territorio, il menù tradizionale a domicilio

Perugia – Con i ristoranti e gli agriturismi chiusi, il pranzo di Pasqua al tempo del Coronavirus si prepara a casa propria e si consuma nell'intimità famigliare. Cia-Agricoltori Italiani Umbria lancia due proposte per non perdere le tradizioni gastronomiche regionali. La prima è il portale https://iprodottidalcampoallatavola.cia.it, con 800 aziende agricole in tutta Italia e oltre 20 in Umbria a oggi (ma le iscrizioni sono in continuo aumento). Basta collegarsi, cercare l'Umbria e scegliere l'azienda più vicina da contattare per compiere gli ordini. Tantissimi i prodotti disponibili: dalla verdura di stagione alle uova bio, dalle farine speciali ai legumi tipici del territorio, ma anche carni bovine e pollame, formaggi, confetture e frutta a km0. E poi ancora lo zafferano umbro, l'olio extravergine d'oliva e i vini del territorio. Tutto il sapore e le genuinità delle nostre eccellenze agroalimentari a portata di click, senza uscire da casa.
"Consegniamo i prodotti nel raggio di 20 km, - racconta Patrizia Bittarelli dell'omonima azienda agricola che si trova a Castiglione del Lago - Ma ho avuto richieste anche da Torino e Modena, e allora ci siamo organizzati con un corriere, dividendo i costi di spedizione con il cliente. I prodotti più richiesti sono la fagiolina del Lago Trasimeno, presidio slow food, e le nostre farine. Ne abbiamo diverse varietà: Senatore Cappelli, Verna, Bologna, farro, mais e anche la farina di ceci. Tutte macinate a pietra e quasi sempre bio".
E se c'è chi nel giorno di Pasqua vuole sentirsi come in agriturismo, coccolato dalle leccornie della tradizione pasquale umbra, senza prendere in mano un mestolo, allora la soluzione è il pranzo preparato dagli Agrichef Cia Umbria. Un esempio sono i fratelli Giorgio ed Enrico Cesari dell'Agriturismo Pomonte, a Orvieto Scalo, che insieme alle loro mogli hanno pensato a un pranzo completo da consegnare a domicilio la domenica di Pasqua.
"Al momento l'attività agrituristica e il ristorante sono fermi, così - spiega Giorgio - abbiamo cercato di offrire un servizio diverso. Per la Pasqua prepareremo un pranzo secondo la tradizione umbra, che consegneremo nelle case dei clienti con tutte le accortezze sanitarie. Un antipasto con pizza al formaggio di Pasqua, crostini con paté di fegato, affettati locali e formaggi del Pomonte. Come primo piatto pasta al forno, quindi sfoglia all'uovo con il ragù di carne e, infine, cotolette fritte di agnello o fettine di vitellone". Un pranzo a domicilio che potrebbe essere il primo di una lunga serie. "Viste le incertezze sulla riapertura delle attività, - dice l'Agrichef Cia dell'agriturismo Pomonte - stiamo pensando di proseguire questa esperienza del catering e dell'asporto anche dopo Pasqua. Ci rendiamo conto che le abitudini stanno cambiando: la quarantena fa riscoprire nuovi valori in famiglia, e tutti andiamo incontro a un periodo difficile economicamente, in cui uscite e pranzi fuori saranno rari".
Infine, per il pranzo di Pasqua in casa, non dimentichiamo di rallegrare l'atmosfera con qualche pianta in casa. L'ultimo decreto di Conte ha autorizzato i vivai al commercio al dettaglio. Secondo Cia, lo scopo, oltre che economico, è anche curativo. Non dimentichiamo gli effetti positivi sull'umore che derivano dal prendersi cura di piante e fiori in casa.
"Abbiamo riaperto al pubblico e facciamo anche consegne a domicilio - racconta Sandro Gervasi, titolare di un vivaio di Spello - Il nostro appello è acquistare orchidee, ortensie e azalee per la casa, disponendole dove la luce è moderata. La primavera per noi florovivaisti è la stagione fondamentale. Se saltano le vendite, salta il 70% del nostro fatturato annuale. E purtroppo già adesso registriamo un calo di 50mila euro, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno".
In questa fase, Cia Umbria sottolinea ancora una volta l'importanza di sostenere, ognuno come può, l'economia locale. Acquistando cibo umbro e prodotti autoctoni, nella convinzione che solo attivando la rete di responsabilità e solidarietà reciproca potremo ritrovare un equilibrio sociale ed economico.

Per approfondimenti e interviste:
Emanuela De Pinto
Ufficio Stampa Cia Umbria
Cell. 340.90200423
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Il Presidente Bartolini: "Accelerare le istruttorie relative al Psr, per permettere il pagamento immediato da Agea: serve liquidità per affrontare il blocco delle entrate"

Perugia - Sospendere il pagamento di Imu, Irap, Tari, oltre ai mutui per le aziende agricole dell'Umbria. È la richiesta che Cia-Agricoltori Italiani Umbria porterà questo pomeriggio, 5 marzo, alla riunione che si terrà nella sede della Regione Umbria tra l'Assessore regionale allo Sviluppo Economico, Michele Fioroni, e tutte le organizzazioni datoriali, di categoria e i sindacati dei lavoratori.

Il Decreto del Governo ha fermato anche l'Umbria per l'emergenza Coronavirus. Capiamo la necessità sanitaria di bloccare per quanto possibile il contagio, chiudendo le scuole e annullando manifestazioni ed eventi, ma queste misure inevitabilmente hanno causato anche il blocco del sistema economico nazionale, Umbria compresa. In questa situazione, però, è facilmente intuibile la difficoltà delle aziende nell'ottenere liquidità per pagare rate, mutui, prestiti, fidi, dipendenti, tassi fornitori. Sospendere il pagamento dei tributi locali da parte della Pubblica Amministrazione significherebbe lasciare in azienda la liquidità necessaria per non bloccare il circolo economico vitale dell'azienda stessa.
Già qualche giorno fa abbiamo denunciato la grave situazione in cui versano gli agriturismi del territorio regionale che, in poche ore, hanno ricevuto cancellazioni sulle prenotazioni di Pasqua. Questo comporta, come effetto domino, anche un drastico calo per i ristoratori e, di conseguenza, per le aziende agricole che vedono diminuire le richieste di approvvigionamento per i cibi made in Umbria. Viene da chiedersi, come si può pagare una tassa sui rifiuti quando, per effetto delle disdette da Coronavirus, non se ne producono affatto? A tutto questo si aggiunga lo stop dell'export. Il risultato è una pesante ricaduta economica con la quale la Regione deve fare i conti, predisponendo una task force per monitorare in modo costante la situazione dell'Umbria e cercare soluzioni concrete che diano respiro ai datori di lavoro.
Ecco perché oggi al tavolo istituzionale, Cia Umbria chiede con urgenza la sospensione delle tasse per le aziende agricole e le strutture ricettive, ma non solo.

"Occorre ragionare anche sul Psr – dichiara Matteo Bartolini, Presidente Cia Umbria – . Chi si è impegnato ad affrontare un investimento partecipando a un bando del Piano di Sviluppo Rurale oggi si trova nell'incertezza e nell'immobilismo totale, per cui non sa se potrà portare a termine il progetto e rendicontare le spese sostenute. È necessario valutare nuove misure di sostegno bancario e, dalla Regione, garantire l'avvio del cofinanziamento per la parte già investita. Inoltre – continua Bartolini – in questa fase è fondamentale accelerare tutte le istruttorie relative al Psr, per permettere il pagamento immediato da Agea. Se, come prevenzione per l'emergenza Coronavirus, le entrate delle aziende sono quasi azzerate, allora è giusto trovare il modo di generare liquidità per affrontare la situazione ed evitare il rischio di recessione economica dell'intero territorio regionale. Chiediamo una ripartenza collegiale: parti sociali, istituzioni e cittadini. Da questo virus ne usciamo solo con un contagioso atto di solidarietà regionale".

Per approfondimenti e interviste:
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