Cia Umbria denuncia: prezzi dei mangimi artificiali triplicati, basta speculazioni su zucchero, sciroppo e melassa
Bartolini: "Senza impollinazione a rischio l'80% delle specie vegetali coltivate in Europa. Servono aiuti dal governo regionale"

Perugia 10 agosto 2022 – La siccità che ha colpito l'Umbria nei mesi di giugno e luglio ha frenato bruscamente la produzione di miele e oggi i nostri apicoltori temono anche una morìa delle api che per settimane hanno fronteggiato una sensibile carenza di nutrienti. Ad accendere i riflettori sul settore apistico dell'Umbria è la Cia-Agricoltori Italiani regionale, che lancia l'allarme con una perdita di produzione di miele importante e verosimilmente superiore al 50%. Secondo le testimonianze raccolte da Cia Umbria, hanno potuto assicurarsi una produzione interessante solo coloro che in primavera inoltrata sono stati favoriti delle fioriture tanto da aver potuto smielare, in taluni casi anche con una certa soddisfazione. Viceversa chi, per caratteristiche floreali e territoriali, confidava in un raccolto di fine primavera/ inizio estate è rimasto completamente tagliato fuori dalle produzioni, visto l'andamento climatico decisamente avverso.
In questi giorni gli apicoltori, in moltissimi casi, sono impegnati a sostenere le famiglie provvedendo a nutrire con sciroppi di zucchero e melasse, appositamente acquistati da ditte specializzate, soprattutto per sostenere le famiglie in biologico. La beffa però è che tali alimenti sono sempre più costosi da reperire visto l'aumento delle materie prime, come ad es. lo zucchero (+30% in un anno). La stessa melassa biologica ha triplicato il prezzo; e il semplice sciroppo di zucchero che fino a pochi mesi fa costava all'apicoltore euro 0,60 al litro, oggi è arrivato al prezzo di 1,60 euro. Prezzo che non deve far sorridere se si pensa che una famiglia ne può consumare diversi chili al giorno e questo contribuisce ad erodere il reddito ultimo degli apicoltori.
Come Cia Umbria denunciamo questa ennesima speculazione sul costo degli alimenti per il settore apistico, sul quale nessuno sembra controllare, salvo poi fare i conti in tasca ai consumatori che devono spendere 10 euro per un chilo di miele millefiori umbro, per raggiungere i 15 € per un monofloreale o lo stesso miele d'acacia.
A questo scenario dobbiamo aggiungere i costi del gasolio agricolo e della benzina che comporta, visti i rincari, una spesa enorme per chi pratica apicoltura nomade e sposta le api in diverse zone, anche fuori regione.
L'andamento degli ultimi due anni
2021 – Lo scorso anno la Regione Umbria aveva chiesto e ottenuto dal Governo lo stato di calamità per il settore apistico: causa era stata la gelata del mese di aprile che aveva provocato un blocco improvviso delle fioriture e quindi la conseguente incapacità di trovare nettare per le api e produrre miele: l'acacia, ricordiamo, non fiorì affatto. Molte famiglie di api avevano perso l'intera l'intera covata senza riuscire più a colmare questa pessima partenza che è ricaduta negativamente nell'invernamento delle stesse. Da quella situazione diversi apicoltori non si sono ancora del tutto ripresi.
2022 – La stagione è iniziata molto bene, con uno sviluppo ottimale delle famiglie. La sciamatura, secondo i referenti del settore apistico Cia Umbria, ad aprile e maggio risultava essere molto buona, con una produzione di miele che non si vedeva da anni. C'è chi è riuscito a portare a casa, in situazioni estremamente ottimali, 3-4 melari che equivalgono a circa 40/ 50 kg di miele a famiglia, cosa che non accadeva da anni. Tuttavia, come precedentemente accennato, la siccità dei mesi estivi ha cambiato drasticamente lo scenario e oggi i nostri apicoltori sono in forte difficoltà.

L'importanza delle api per la sostenibilità alimentare, ambientale ed economica: non solo miele
"Due dati bastano a capire la gravità della situazione: oltre l'80% delle specie vegetali coltivate in Europa dipende dall'impollinazione degli insetti e quindi delle api, - sottolinea il presidente Cia Umbria e vice presidente nazionale Cia, Matteo Bartolini - mentre la Piattaforma Intergovernativa sulla Biodiversità e sui Servizi Ecosistemici dell'Onu ci dice che la mancata impollinazione degli insetti comporterebbe un danno economico pari a 570 miliardi l'anno. Il problema che stiamo vivendo a causa del climate change non è quindi solo collegato alla produzione di miele, quanto alla minaccia di morìa delle stesse api, perché senza la loro attività è a rischio la produzione vegetale, quindi le coltivazioni per alimentare gli animali. Pensiamo al latte – continua Bartolini -, alla carne ma anche al pane; in generale al cibo che portiamo a tavola tutti i giorni. In questa situazione occorre intervenire non solo per mantenere in vita l'attività dell'apicoltore, ma ancor di più affinché lo stesso apicoltore possa mantenere in vita gli alveari offrendo un servizio alla comunità che va ben oltre la mera produzione di miele. Pertanto, chiediamo come Cia adeguati aiuti economici del governo regionale al settore apistico umbro".

Per interviste e approfondimenti:
Emanuela De Pinto
Ufficio Stampa Cia Umbria
Tel. 340.9200423

Bartolini: "Senza adeguati supporti economici e politiche di investimento rischiamo una crisi senza precedenti"

Perugia, 18 giugno 2022 – Colture distrutte, pannelli solari frantumati, capannoni e stalle allagate per la violenta grandinata che ieri -venerdì 17 giugno- ha colpito l'Umbria, in particolar modo la zona tra Pozzuolo e Petrignano del Lago, al confine con la Toscana. Dopo una primavera caratterizzata dalla siccità, che ha messo a dura prova i raccolti stagionali, adesso è la grandine delle dimensioni di albicocche, a segnare un altro durissimo colpo alle nostre aziende agricole. Ieri pomeriggio in pochissimo tempo, la Cia è stata sommersa di foto e video di imprenditori agricoli che hanno voluto documentare l'ennesimo 'scherzo' meteorologico che stravolge stagioni, temperature e condizioni ambientali che ormai da tempo non definiamo più 'cambiamento climatico'. Le grandinate in pieno giugno non sono più una novità già da qualche anno, proprio per questo chiediamo politiche più sensibili a questa problematica ormai sistematica, supportata da azioni concrete che mettano al riparo, o quantomeno sostengano con incentivi economici, risarcimenti adeguati e polizze assicurative idonee le produzioni agricole.
"La grandine è solo l'ultimo dei problemi – afferma Matteo Bartolini, presidente Cia Umbria e vice presidente nazionale Cia-Agricoltori Italiani per il Centro Italia – che il comparto agricolo sta vivendo. Tale disastro si aggiunge ad una già difficilissima condizione dovuta ai rincari delle materie prime, dei fertilizzanti e dei costi energetici che ci costringono a produrre il cibo che portiamo sulle tavole ogni giorno in condizione di perdita economica, per mero senso di responsabilità, e non certo per fare reddito. A tutto questo si aggiungono i danni della fauna selvatica, cinghiali in primis, ormai totalmente fuori controllo, che invadono i nostri campi facendo razzia dei raccolti e distruggendo i terreni per migliaia di euro di danni l'anno. Una situazione che si protrae nonostante la minaccia sempre più incombente della peste suina alle porte dell'Umbria, che viviamo con grande preoccupazione non solo per i nostri allevamenti suinicoli ma anche per le possibili ripercussioni sul piano turistico".
"Ci chiediamo, come Cia, per quanto ancora il settore primario potrà continuare a garantire la propria parte, a queste esasperanti condizioni, senza i necessari supporti economici. Il nostro settore, è bene non dimenticarlo, si definisce primario perché fondamentale alla vita quotidiana, senza le produzioni alimentari si entrerebbe in una crisi senza precedenti che coinvolgerebbe ogni singolo cittadino. L'agricoltura - ha aggiunto il numero uno di Cia regionale - deve essere sostenuta anche attraverso bandi che aiutino gli imprenditori agricoli ad investire in macchinari e attrezzature tecnologiche, capaci di monitorare costantemente l'andamento climatico per proteggere i raccolti e le strutture, sfruttando quelle innovazioni tecnologiche che la ricerca mette in campo, facendo sì che siano accessibili a tutti, grandi e piccole aziende agricole, che sono il cuore produttivo dell'Umbria. Senza adeguate politiche di prevenzione e programmazione l'agricoltura non potrà superare la crisi attuale".
In allegato, foto e video della grandinata.

 

Link al video Fb:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=771685537612401&id=1618881194&sfnsn=scwspwa

 

Per interviste e approfondimenti:
Emanuela De Pinto
Ufficio Stampa Cia Umbria
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel. 3409200423

La nomina su proposta del presidente Fini con particolare riferimento alle politiche europee

Roma, 14 giugno 2022 – Matteo Bartolini, già alla guida della Cia Umbria, è stato eletto vice presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani per il Centro Italia, con particolare riferimento alle politiche europee. L'elezione, su proposta del presidente Cristiano Fini, è avvenuta oggi a Roma durante il primo rinnovato Consiglio direttivo nazionale Cia.

"Sono onorato di ricoprire questo ruolo, - ha affermato Bartolini - soprattutto in riferimento agli obiettivi che l'Europa ha posto a tutti i Paesi membri e verso la cui istituzione nutro da sempre un profondo senso di appartenenza e di fiducia che mi ha visto già al lavoro proprio a Bruxelles negli anni passati. Oggi, le problematiche che stiamo vivendo, dai costi delle materie prime a quelli energetici, ci danno la consapevolezza che dobbiamo ripartire ritrovando un senso di comunità che abbiamo dimenticato, trovando soluzioni che siano frutto di una collaborazione attiva non più solo con gli agricoltori di tutto il Centro Italia, ma anche con le altre associazioni datoriali e con la società civile in primis. Le Comunità del cibo, così come le Comunità energetiche sono un esempio di come dare forza ai nostri territori del Centro, alla nostra Umbria e alle nostre aree interne, che spesso subiscono il disagio del divario digitale, economico e sociale che porta all'abbandono e allo spopolamento.

Il New Green Deal e la PAC - ha concluso il neo vice presidente Cia - ci indicano nuove mete, tocca a noi trovare le strade per raggiungerle sfruttando i tratti distintivi, le tradizioni, i valori storici dei nostri territori, ma con un cambio radicale di mentalità, che ci permetta di fare un balzo avanti afferrando tutte quelle opportunità che difficilmente si ripeteranno come in questo momento storico".

 

 

Per approfondimenti e interviste:

Emanuela De Pinto

Ufficio Stampa Cia Umbria

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tel. 340.9200423

Pagina 1 di 109
Questo sito fa uso di cookies per migliorare l'esperienza di navigazione e per fornire funzionalità aggiuntive. Si tratta di dati del tutto anonimi, utili a scopo tecnico o statistico, e nessuno di questi dati verrà utilizzato per identificarti o per contattarti. Questo sito potrebbe fare uso di cookies di terze parti. Maggiori dettagli sono presenti sulla privacy policy. Questo sito potrebbe fare uso di cookies di profilazione. Maggiori dettagli sono presenti sulla privacy policy. Cliccando il bottone Ho capito, confermi il tuo consenso a questo sito di salvare alcuni piccoli blocchi di dati sul tuo computer. Per saperne di più su cookies e localStorage, visita il sito Garante per la protezione dei dati personali
Maggiori informazioni Ho capito