La CIA Agricoltori Italiani Umbria ha ospitato nei giorni 11 e 12 aprile il terzo meeting del progetto FARMID http://www.farmid.bc-naklo.si/ dedicato all'inserimento formativo nei settori agricolo ed agroalimentare di persone con disabilità mentale lieve.
La giornata dell'11 è stata dedicata a discutere e verificare i risultati delle interviste sui fabbisogni formativi e sulle esperienze di agricoltura sociale nei Paesi partecipanti, ad esaminare i materiali raccolti, a tracciare le linee di sviluppo dei Moduli formativi ripartiti fra i partner ed a condividere gli strumenti interattivi, quali filmati, quiz, animazioni e giochi, che integreranno i testi del corso.
La giornata del 12 è stata dedicata alla visita sul campo organizzata da CIA Umbria presso la cooperativa sociale La Semente, gestita dall'Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici, ANGSA, che è stata individuata come uno dei casi di studio.
La struttura, ricevuta in comodato d'uso dalla Regione Umbria, ed adattata dall'ANGSA, è stata visitata dai partecipanti al meeting in tutte le sue articolazioni: il centro diurno con i suoi laboratori e sale di attività e relax, in cui vengono ospitate nelle ore diurne dal lunedì al sabato 12 persone con sindrome dello spettro autistico coadiuvate da 8 tutor; le serre ed i campi coltivati con metodo biologico per la formazione, la produzione, l'uso in agriturismo e la vendita; gli animali allevati a scopi terapeutici e produttivi (miele, uova, latte, lana); l'agriturismo con ristorante e sette camere, di recente ristrutturazione ed aperto all'ospitalità dalla primavera scorsa.
Sono anche state illustrate le attività di rete sociale con altri soggetti imprenditoriali ed istituzionali allo scopo di potenziarne le opportunità sinergiche nel territorio.
Grande interesse e soddisfazione per la visita è stata espressa da tutti i partecipanti anche intravedendo opportunità per realizzare una rete di eccellenze dell'agricoltura sociale in Europa.

 

Perugia, 16 aprile 2019

Addio coratella e agnello tartufato? Sempre meno agnello sulle tavole umbre. Uno dei piatti tipici del territorio, servito solitamente la domenica di Pasqua, rischia di scomparire dal menù a causa di una durissima campagna mediatica che punta alla dieta vegetariana. A farne le spese sono soprattutto gli allevatori che dichiarano una situazione insostenibile, con prezzi di vendita tra i 2,30/2,50 euro al chilo (peso vivo), con un calo dei consumi del 75% rispetto alla Pasqua 2014/2015, quando i prezzi arrivavano anche a 5 euro al chilo. "Le richieste si sono ridotte moltissimo negli ultimi 5 anni - dichiara Antonello Marceddu, allevatore di ovini e Presidente CIA Orvieto-Fabro - . Per il mercato italiano, e non solo umbro, il consumo di carne di agnello è quasi finito. La conseguenza per noi allevatori è che siamo costretti a rivolgerci al mercato spagnolo, dove il consumo di agnello è ancora alto, almeno il doppio rispetto al nostro Paese. Vendere agli spagnoli, però, significa prezzi di vendita ancora più bassi, in quanto gravati da spese di trasporto e macellazione. Per cui, a conti fatti, la carne ci viene pagata intorno ai 2 euro al kg, ma almeno riusciamo a venderla".
Affinché un agnello possa essere venduto sul mercato per il consumo di carne deve raggiungere un peso vivo tra i 10 e i 13 kg, il cosiddetto 'agnello leggero'. Occorrono 50 giorni di alimentazione con latte materno ed eventuali aggiunte di latte in polvere. "Con i prezzi attuali di vendita ai mattatoi e ai commercianti, – continua Marceddu - abbiamo una perdita effettiva di circa 10 euro a capo. Siamo sotto il costo di produzione".
Se l'agnello non rappresenta più il piatto tradizionale irrinunciabile per gli umbri neanche il giorno di Pasqua, si può immaginare quale sia la situazione nel resto dell'anno, con prezzi che si fermano a 2 euro al chilo. Un picco si è registrato quest'anno nella sola settimana di Natale e si prospetta un rialzo dei prezzi la prossima settimana, a ridosso della Pasqua, ma con una cifra massima di 3 euro al chilo. In Italia, fa eccezione la Sardegna dove l'agnello ha una certificazione IGP, con una forte richiesta interna, e viene venduto quest'anno a 5 euro al chilo, come dichiarato dal Consorzio. Mentre nel Lazio, dove si alleva l'Abbacchio Romano IGP, i produttori ricevono un sussidio PAC che, però, negli anni è diminuito sempre più.
"Se da una parte è quasi finito il consumo di carne di agnello per le persone, - spiega il Presidente CIA Orvieto-Fabro Antonello Marceddu – dall'altra è riscontrabile un aumento di richieste dall'industria del pet food. I commercianti, infatti, ci dicono che la carne non venduta per il consumo alimentare in famiglia, e che resta per molto tempo nelle celle frigorifere, viene alla fine acquistata dalle ditte che producono mangime per cani e gatti".
E non si tratta solo di un cambiamento epocale nel regime alimentare. La questione tocca anche il settore tessile. "Un altro problema che ha abbassato fortemente il prezzo – dice Marceddu – è dovuto alle pelli: le concerie non ritirano più i pellami perché non ci sono richieste dalle industrie tessili e, quindi, i mattatoi si ritrovano a doverle smaltire come rifiuti speciali, a costi aggiuntivi. Fino a 5 anni fa, quando ancora c'era un discreto commercio di capi in vera pelle, i mattatoi che compravano gli agnelli da noi allevatori, vendevano le pelli alle concerie a 10 euro l'una. Oggi, invece, devono smaltirle sostenendo un costo di almeno 1 euro l'una. I margini di guadagno non ci sono".
Tirando le somme, chi continua ad allevare agnelli lo fa solo per la produzione di latte, ed è dura arrestare la tendenza attuale. "La mia azienda fa parte di un team di imprese agricole - conclude l'allevatore Marceddu - che, attraverso la Misura 16 del PSR, sta cercando di ottenere una certificazione di qualità sulla carne di agnello prodotta in Umbria, lavorando con l'ausilio dell'Università di Perugia e della CIA regionale. Forse questo ci darà maggiori opportunità di rimanere sul mercato, attenuando le attuali perdite economiche".

Perugia, 16 aprile 2019

Approvate fondamentali modifiche richieste da CIA al bando "Banco della Terra":punti in base all'età, favorire i residenti in Umbria, da rivedere il punteggio in base ai canoni offerti

PERUGIA – Sono state ascoltate e accolte le richieste dei giovani agricoltori AGIA di CIA circa alcune modifiche al bando "Banco della Terra" che mette a disposizione degli agricoltori diversi terreni e fabbricati, in alta collina e in zona montana, di proprietà della Regione Umbria. Se ne è parlato durante un incontro che si è tenuto  l'11 aprile, nella sede CIA Umbria a Perugia, con la presidente AGIA Cia Umbria Clelia Cini l'Assessore regionale alle Politiche Agricole e Agroalimentare Fernanda Cecchini, l'Assessore regionale allo Sviluppo Antonio Bartolini, il Presidente Afor Agenzia Forestale della Regione Umbria, Giuliano Nalli e l'agronomo Stefano Fornaci. Un dialogo diretto, per ascoltare le istanze dell'imprenditoria agricola giovanile regionale e stabilire insieme le prossime azioni per agevolare il ricambio generazionale in agricoltura.
TRE MODIFICHE NEL BANDO 'BANCO DELLA TERRA': ETÀ, RESIDENZA, OFFERTA CANONE
Un bando pensato per i giovani, che però di fatto mostra al momento tre grosse lacune: nessun paletto anagrafico tra i requisiti di accesso o per l'assegnazione del punteggio, nessuna menzione ai cittadini residenti in Umbria (e questo ha già portato all'assegnazione di alcuni lotti per un totale di 600 ettari di terra nei dintorni del Monte Peglia a ditte di Messina), e più punteggio a chi offre un canone di concessione o di affitto più alto. Sul primo punto, noi di AGIA-CIA Umbria crediamo che la giovane età (sotto i 40 anni) debba necessariamente essere riconosciuta come requisito premiante, che dia un reale vantaggio nell'aggiudicazione di questi terreni e fabbricati. Sulla seconda questione, suona dissonante l'idea inziale di agevolare l'occupazione dei nostri giovani, che risiedono in Umbria e contribuiscono alla ricchezza della regione, senza poi farne un requisito premiante. Noi diciamo, quindi: "Prima gli umbri". Sul terzo punto, attualmente viene attribuito "un punteggio massimo al canone di misura più elevata, agli altri si attribuirà un punteggio proporzionale all'importo del canone proposto". È chiaro che la forza economica di un giovane imprenditore agricolo, che si insedia per la prima volta, non sarà tale da poter concorrere al rialzo nell'offerta. In questo modo, l'accesso al bando risulta in parte già blindato e vantaggio di chi un reddito di fatto lo ha già, e a discapito di chi invece vuole costruirsi un futuro come imprenditore agricolo.
Proposte accolte dagli assessori presenti, che hanno mostrato una totale apertura a migliorare fin da subito l'attuale bando del Banco della Terra. AGIA-CIA Umbria è per questo molto soddisfatta. Il tavolo giovani persegue, infatti, la volontà di CIA Umbria di costruire dal basso le proposte per il nostro futuro, secondo il modello già messo in atto con il progetto "L'Umbria che vogliamo" che chiama a dare la loro opinione tutte le associazioni economiche extra-agricole regionali, oltre i nostri associati, sulla riforma PAC post 2020.
L'OSSERVATORIO REGIONALE SULL'IMPRENDITORIA AGRICOLA GIOVANILE
Soddisfazione anche per l'approvazione dell'Assessore Cecchini alla proposta CIA Umbria di istituire un Osservatorio Regionale sull'Imprenditoria Agricola Giovanile. "Chiediamo la possibilità – ha detto il presidente AGIA Umbria Clelia Cini - di istituire un tavolo regionale dove i giovani possano discutere, condividere e proporre le loro idee su innovazione, produttività e nuovi modelli di impresa agricola. Un confronto aperto e puntuale, che potrà suggerire alle istituzioni quali sono le misure più adatte per favorire il cambiamento generazionale". Attendiamo fiduciosi i prossimi incontri e la modifica del bando 'Banco della Terra', per ridare vita a terreni abbandonati e creare nuova linfa vitale per l'occupazione dei giovani.
LE TERRE DISPONIBILI
Attualmente, il Banco della Terra mette a disposizione:
- Alta Umbria
n. 4433 ettari
- Monte Subasio
n. 20 ettari
- Monte Peglia
n. 1078 ettari

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