Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Italiani Umbria: "Crescente distanza tra il valore culturale attribuito al cibo e la sostenibilità economica delle imprese agricole che lo producono. Bisogna intervenire con proposte di medio-lungo periodo"
"In questo quadro, il tema del giusto prezzo riconosciuto all'impresa agricola assume un ruolo centrale. Per queste ragioni, il 18 dicembre ho partecipato a Bruxelles, insieme a una delegazione della CIA composta da circa 200 agricoltori, a un momento di mobilitazione e confronto volto a richiamare l'attenzione delle istituzioni europee su queste istanze"
Il sistema agroalimentare europeo sta attraversando una fase complessa, caratterizzata da trasformazioni profonde e da una crescente distanza tra il valore culturale attribuito al cibo e la sostenibilità economica delle imprese agricole che lo producono. Negli stessi giorni in cui la cucina italiana viene giustamente riconosciuta come patrimonio immateriale dell'UNESCO, in diversi Paesi europei gli agricoltori manifestano un disagio che non può essere sottovalutato. Si tratta di segnali che meritano attenzione e ascolto, perché pongono al centro una questione strutturale: il rapporto tra transizione, mercato e redditività agricola. La cucina, come espressione culturale,
rappresenta l'esito finale di un processo lungo e articolato che inizia dal suolo, dal lavoro quotidiano di chi coltiva e alleva, dalla capacità di investire, innovare e gestire il rischio d'impresa.
La tenuta di questo primo anello della filiera è una condizione essenziale per la qualità, la sicurezza e la sostenibilità dell'intero sistema alimentare.
Le difficoltà che oggi attraversano molte aziende agricole non derivano da una resistenza al cambiamento. Al contrario, il settore primario è da tempo impegnato in un percorso di innovazione tecnologica, ambientale e organizzativa. Tuttavia, tale percorso risulta sempre più oneroso se non accompagnato da un adeguato riconoscimento economico del valore prodotto. I dati demografici confermano la portata della sfida con un'elevata età media degli imprenditori agricoli ed una limitata presenza di giovani indicano una criticità strutturale che richiede risposte di medio-lungo periodo. La capacità di attrarre nuove generazioni dipende in modo diretto dalla sostenibilità economica delle imprese e dalla prospettiva di redditività. In questo contesto, l'innovazione a partire dalla digitalizzazione alle nuove tecniche produttive, fino alla ricerca varietale rappresentano uno strumento fondamentale, ma non può essere considerata una soluzione autonoma. Senza un riequilibrio del valore lungo la filiera e senza un'adeguata remunerazione dell'attività agricola, il rischio è quello di aggravare ulteriormente le fragilità esistenti. La posizione che come rappresentanza agricola intendiamo portare nel dibattito europeo è orientata alla responsabilità e alla costruzione di soluzioni che sostengano la transizione ambientale, riconoscendo al contempo la necessità che essa sia anche economicamente sostenibile e socialmente equa. In questo quadro, il tema del giusto prezzo riconosciuto all'impresa agricola assume un ruolo centrale. Per queste ragioni, il 18 dicembre ho partecipato a Bruxelles, insieme a una delegazione della CIA composta da circa 200 agricoltori, a un momento di mobilitazione e confronto volto a richiamare l'attenzione delle istituzioni europee su queste istanze. L'obiettivo è contribuire in modo costruttivo a un dialogo che consenta di rafforzare il futuro dell'agricoltura europea, tutelando il lavoro, i territori e la qualità delle produzioni. La sfida che abbiamo di fronte non è opporre tradizione e innovazione, ma costruire un modello capace di tenere insieme competitività, sostenibilità e coesione sociale. È in questa direzione che intendiamo orientare il nostro impegno.
Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Italiani Umbria


