Il peso della crisi continua a ricadere sugli anelli più deboli della filiera: chi produce e chi acquista
"I conti non tornano": costi alle stelle e prezzi non remunerativi, a rischio la sostenibilità economica delle imprese agricole e il futuro dei territori della nostra regione
La delegazione umbra, guidata dal presidente regionale Roberto Di Filippo, parteciperà al presidio nazionale di CIA-Agricoltori Italiani davanti a Montecitorio. L'Umbria è un ecosistema agricolo e ambientale da tutelare, ma senza misure strutturali non è possibile garantire reddito alle aziende e presidio delle aree rurali.
Saranno oltre 20 gli agricoltori umbri, in rappresentanza del tessuto agricolo e produttivo dell'agroalimentare regionale, a Roma il prossimo 21 ottobre per partecipare alla mobilitazione nazionale promossa da CIA-Agricoltori Italiani davanti a Montecitorio. Una battaglia collettiva che mette al centro il futuro dell'agricoltura, la tenuta economica delle imprese e la salvaguardia dei territori, in una fase in cui il peso della crisi continua a ricadere sugli anelli più deboli della filiera: chi produce e chi acquista.
Con lo slogan "I conti non tornano. È tutto a carico di agricoltori e cittadini, dal campo allo scaffale", la CIA richiama l'attenzione delle istituzioni su una situazione che richiede risposte concrete. Il caro energia e carburanti, l'aumento dei costi di fertilizzanti e mezzi tecnici, le difficoltà nella formazione dei prezzi lungo la filiera e il divario tra il valore riconosciuto ai produttori e quello pagato dai consumatori mettono sotto pressione le aziende agricole, riducendo i margini e la capacità di investire.
A tutto questo si aggiungono le preoccupazioni per il futuro della Politica agricola comune (PAC), le cui risorse e il cui ruolo strategico sono determinanti per sostenere il lavoro nei campi, la sicurezza alimentare e la vitalità economica e sociale delle aree rurali.
Per l'Umbria, la questione riguarda direttamente il modello di sviluppo e la tenuta dei territori. La regione esprime un patrimonio agricolo e agroalimentare strettamente legato alla qualità del paesaggio, alla biodiversità, alla tutela delle risorse naturali e alla presenza di aziende che contribuiscono quotidianamente a mantenere vivi i territori, soprattutto nelle aree interne. Un ecosistema che, sotto il profilo ambientale, rappresenta un valore da preservare e rafforzare, ma che non può essere dato per scontato.
Il nodo, oggi, è la sostenibilità economica di chi quel patrimonio lo custodisce e lo rende produttivo. Senza redditi adeguati, prezzi capaci di remunerare il lavoro agricolo e strumenti strutturali di sostegno, la sostenibilità ambientale rischia di non trovare le condizioni economiche necessarie per durare nel tempo. Difendere l'agricoltura significa quindi difendere anche il paesaggio, le comunità locali, le produzioni di qualità e la possibilità di continuare a vivere e lavorare nelle campagne umbre.
La mobilitazione nazionale vuole riportare al centro una questione che riguarda l'intera collettività: non è sostenibile che l'aumento dei costi di produzione e le distorsioni del mercato vengano scaricati contemporaneamente sugli agricoltori e sui cittadini, mentre il valore generato lungo la filiera non si traduce necessariamente in un'equa remunerazione per chi produce.
Da qui la richiesta di interventi strutturali capaci di alleggerire i costi delle imprese, rafforzare gli strumenti di sostegno e credito, garantire maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e valorizzare il ruolo strategico dell'agricoltura nelle politiche nazionali ed europee.
La presenza degli oltre 20 agricoltori umbri a Roma il 21 ottobre si inserisce in questo percorso di mobilitazione e partecipazione. Una presenza che porta nella capitale le istanze di un sistema produttivo diffuso, fatto di aziende, filiere e comunità che chiedono condizioni per continuare a lavorare e investire.
Giorgio Vicario
Ufficio stampa CIA Agricoltori Italiani dell'Umbria | Mg2 comunicazione – studio associato 349 2903197


